| |
Una branca per tutte le età!
Lupetti, reparto, rover e capi: quattro branche, quattro tappe della vita scout. Vediamole nel dettaglio.
Lupetti/Coccinelle - Branco "Popolo Libero"
La proposta educativa che lo scoutismo rivolge a questa branca, che comprende la fascia di età che va dai 7/8 anni agli 11 anni, è legata alle esigenze globali della crescita educativa del bambino stesso. In questa età, definibile pre-adolescenziale, il bambino impara a socializzare e, per vari motivi, vive in una situazione conflittuale in cui sono molto importanti gli stimoli esterni. Compito dell'educatore scout è di avvalersi di strumenti che coinvolgono il bambino globalmente. I valori essenziali sono:
L'autoeducazione. Il bambino non è forgiato a nostro piacere, ma gli si offre una proposta affinché sia esso stesso ad educarsi; egli solo è protagonista della sua crescita.
La coeducazione. I due sessi si formano in comune vivendo esperienze educative in un unico progetto pur nella consapevolezza di una diversità, imparando a rispettarsi e vivendo insieme.
Il branco
Il branco è strutturato al suo interno in "sestiglie", che raccolgono bambini di età diversa, permettendo il passaggio delle conoscenze dai più grandi ai più piccoli e consentendo l'inserimento dei più piccoli all'interno del gruppo. L'altra struttura stabile della branca L/C è il "Consiglio degli Anziani", formato dai bambini che vivono il loro ultimo anno nel branco e per i quali si porta avanti un'attività mirata a soddisfare le loro esigenze.
Uno strumento di coinvolgimento dell'intera comunità è il "Consiglio della Rupe" (nei lupetti) e il "Consiglio della Grande Quercia" (nelle coccinelle): è un momento nel quale si prendono decisioni importanti, si riflette insieme e si verificano gli impegni presi, confrontandosi direttamente.
Metodologia
Gli strumenti metodologici fondamentali nella Branca L/C sono quattro:
La Giungla. È l'ambiente fantastico, il contesto in cui il capo deve entrare a far parte interpretando vari personaggi. Come tradizione il lupettismo fa riferimento a "Il libro della giungla" di Kipling, mentre le coccinelle sfruttano l'ambiente fantastico Bosco contenuto nel libro "I sette punti neri". Quando si parla di Giungla non si parla solo del racconto, ma esso è la base da cui si parte per avviare le attività e contribuire a creare una terminologia ed un'atmosfera decisamente particolare. Nell'ambiente fantastico Giungla i bambini incontrano simboli importanti che consentono una comunicazione più immediata: Akela, ad esempio, suscita i concetti di obbedienza, stima e rispetto; il popolo delle scimmie (il Bandarlog) rappresenta la disgregazione, l'individualismo, il vivere senza legge; poi ci sono gli amici di Mowgli (Kaa, Bagheera, Baloo) e i nemici: Tabaqui che simboleggia l'ipocrisia e Shere-Khan che personifica la malvagità e il disprezzo della legge. Il lupetto si identifica in Mowgli che è il bambino inizialmente un po' discolo, ma che impara poi a vivere nel rispetto della legge e delle regole.
Il Racconto. Consente di collegarci immediatamente all'ambiente fantastico. Esso va vissuto e giocato e non commentato, consente di stabilire un rapporto diretto tra l'adulto e il bambino con l'utilizzo di un linguaggio semplice ed immediato. Attraverso il racconto il bambino riesce progressivamente a formulare dei giudizi morali sulle varie situazioni che vive: egli è infatti perfettamente in grado di trarre dal racconto la morale senza nessun suggerimento (o peggio forzatura) da parte del capo.
Il Gioco. Rappresenta nella branca L/C il primo grande educatore, è il mezzo di espressione del bambino e della sua personalità e offre all'educatore la possibilità di stilare un'azione educativa che sortisce effetti altamente positivi. Esso ci consente di leggere la realtà infantile perchè nel gioco il bambino è spontaneo al massimo e quindi lo vediamo per quello che è, con le sue paure, le sue potenzialità, ed i suoi limiti.
Famiglia Felice. È un'atmosfera che si vive nel branco e che implica un atteggiamento di disponibilità, di amicizia, di fiducia e di affetto che ricordano quella felicità un pò ingenua e primitiva che vive ogni bambino.
Lo sviluppo
Lo sviluppo graduale e globale del bambino si misura attraverso la progressione personale, che si articola così nella branca L/C:
Scoperta. Rappresenta il primo periodo che il bambino vive all'interno del branco, il momento in cui egli comincia a esplorare, a guardarsi intorno incuriosito e ad avere il primo approccio con la legge. A questa fase corrisponde il "Lupo della legge".
Competenza. Il capo fa capire al bambino le sue potenzialità ed i suoi limiti, aiutandolo ad acquisire competenza attraverso varie attività. A questa fase corrisponde il "Lupo della rupe".
Responsabilità. Una volta che il bambino diventa padrone di quell'esperienza concreta, sentirà il bisogno di trasmetterla agli altri e di utilizzarla. A questa fase corrisponde il "Lupo anziano".
Per la progressione personale del bambino, l'Associazione si serve anche delle Specialità, che servono a far sviluppare individualmente le caratteristiche del bambino e anche per far emergere doti nascoste che successivamente potrà mette a disposizione degli altri. Ultima, ma di certo non per ordine d'importanza, visto che attraversa trasversalmente tutte le attività, è la Catechesi, ovviamente fatta sempre sotto forma di gioco e su misura per i ragazzi: si possono scegliere parabole e far conoscere ai bambini la figura di Gesù e di San Francesco, protettore dei lupetti. Il primo testimone è comunque il capo, che attraverso gli strumenti che lo scoutismo offre, abitua il bambino alla Buona azione ed alla Testimonianza.
Esploratori/Guide - Reparti "Iride" e "Chirone"
Il nostro reparto è attualmente composto da due squadriglie. Il reparto femminile è denominato Iride, mentre quello maschile Chirone. Il reparto femminile si compone della squadriglia Delfini, mentre in quello maschile è presente la squadriglia Aquile. La branca E/G (11-16 anni), ovvero il Reparto, ha come elemento centrale della proposta educativa l'Avventura.
I ragazzi e le ragazze sono divisi in squadriglie. Esse prendono il nome da animali e sono gestite da un Caposquadriglia con la collaborazione di un Vice. È la squadriglia il nucleo fondamentale del reparto, all'interno della quale i ragazzi vivono le attività, le uscite, i campi invernali e quelli estivi.
La strada di crescita personale percorsa da ciascun Esploratore o Guida, una volta pronunciata la promessa, è segnata da quattro tappe: scoperta, responsabilità, autonomia e specializzazione, animazione. Le tappe, ispirandosi ai momenti di maturazione della personalità del ragazzo, ne sottolineano un aspetto predominante che non esclude gli altri.
Le ragazze ed i ragazzi più grandi del reparto costituiscono l'Alta Squadriglia: un gruppo che conduce proprie attività con i capi per poter affrontare tematiche tipiche dell'adolescenza. Il Consiglio Capi è composto dai capireparto, l'assistente ecclesiastico ed i capisquadriglia. L'attività principale del reparto è l'impresa, strumento col quale tutto il reparto, di comune accordo, decide di realizzare qualcosa di grande e significativo.
La branca E/G ha come patrono San Giorgio.
Rover/Scolte - Clan "Tatanka"
Il nome scelto dal nostro clan è Tatanka; termine indiano (Sioux) che indicava il bisonte, animale simbolo della vita e della libertà per le tribù pellirosse del Nord America. Questo animale ricorda lo spirito libero, l'amore per la vita, lo stare in comunità, la fratellanza e la disponibilità all'accoglienza che, come i pellirossa, animano lo spirito dei Rover e delle Scolte. Il nostro clan nasce nell'agosto 1993, alla route estiva delle branche R/S dei gruppi dell'Avellino 3 e del neonato Avellino 6.
Cosa significa vivere in clan
Il clan è una comunità in cui ogni membro si preoccupa della crescita e della maturazione di sé stesso e di ogni altro rover/scolte. In ogni comunità si è chiamati a fare scelte di diversa natura, riassunte in quelle di Fede, Politica e Scout, che hanno come fine il raggiungimento di obiettivi personali e comunitari. Il clan, quindi, presta servizio non solo a sé stesso, ma anche alle comunità ed alle realtà che lo circondano. Si propone di affrontare tematiche generate da un'esigenza collettiva che richiedono una più approfondita analisi. Il Clan ha come punto referenziale delle proprie scelte la fede, vissuta da ogni rover/scolte in solitudine (deserto) o con gli altri (preghiera comunitaria). Il clan intende così lo scoutismo: "Crescere Insieme Restando Comunque Originali". Lo scoutismo è uno stile di vita ed un'esperienza diversa da quella che ci può offrire la strada (intesa come vita di strada); è la possibilità che ci viene offerta di vivere insieme agli altri un'avventura che ci possa far crescere sia spiritualmente che personalmente. Essere scout non si riduce all'indossare un'uniforme ma essere testimoni dei nostri valori anche al di fuori delle nostre attività. "Semel scout, semper scout".
I punti fondamentali del clan
Strada. È impossibile non fare strada. Fare strada vuol dire entrare in contatto con la natura e camminare a pari passo con gli altri guidati da Dio. È la Strada stessa che, il più delle volte, ci avvicina al Signore, introducendoci in un rapporto personale e diretto con la Sua Parola. La Strada ci fortifica dentro e ci permette di riflettere su ciò che abbiamo realizzato e sui nostri progetti futuri. Essa ci dà la possibilità non di camminare con le scarpe degli altri, ma tutti con lo stesso paio, proiettandosi all'unisono nella stessa direzione. Dopo aver fatto strada ci restano, oltre alle cicatrici del cammino, una maggiore consapevolezza di essere diventati un’unica persona insieme ai propri compagni di Strada e la concretezza di ciò che abbiamo realizzato e che ci proponiamo di realizzare.
Comunità. La Comunità non è "branco" (nel senso sociologico del termine), ma è la capacità dei singoli di riunirsi, fraternamente, sotto un ideale. È obiettivo della Comunità il realizzarsi di ogni suo elemento, ovvero far sentire ogni rover/scolte importante e indispensabile senza inutili e sminuenti protagonismi o autistici isolamenti. La comunità si mette al servizio di chi ha bisogno senza essere servile, ponendosi come obiettivo la crescita individuale e comunitaria.
Servizio. Fin dai lupetti si fa Servizio. Donarsi agli altri è una prerogativa di ogni scout, essere il servo di tutti significa mettere le proprie esperienze in gioco per aiutare gli altri materialmente e ricevere come contropartita una crescita personale. Si aiutano i bisognosi con animo felice, ci si impegna nel regalare qualcosa agli altri, senza chiedere nulla in cambio. Nel clan esistono due tipi di servizio: associativo ed extrassociativo. Durante il servizio associativo ogni rover/scolte è chiamato a confrontarsi con una realtà a lui vicina. È bene sottolineare che bisogna mantenere un certo distacco nei confronti dei ragazzi più piccoli, per non rischiare di "usurpare", in termini educativi, il posto che spetta al caporeparto o ad Akela. Il servizio extrassociativo, invece, costringe i rover e le scolte a confrontarsi con realtà che non gli appartengono. Non si ha più, cioè, la consapevolezza di essere in una grande famiglia come può essere quella degli scout, ma ci si scontra con abitudini e ritmi a noi sconosciuti. È per questo che, almeno nel primo anno di Clan, il servizio extrassociativo è prerogativa non del singolo rover o scolte, ma di un piccolo gruppetto. Non si dona per ricevere, ma per la bellezza di un sorriso donato da chi ci è riconoscente.
La forcola
Simbolo di ogni clan è la forcola, immagine del bivio che ognuno di noi si trova dinanzi nella propria esistenza. Essa è il riassunto di tutta la vita scout, il momento in cui operare un'importantissima scelta: "partenza" o "uscita".
Partenza. Tra i 20 ed i 21 anni le scolte ed i rover chiedono che i capi e l'assistente ecclesiastico della comunità riconoscano che per essi è giunto il momento di abbandonare il clan/fuoco ed attuare al di fuori della comunità R/S le proprie scelte di vita. Termina così l'itinerario educativo proposto dallo scoutismo e comincia quello di educazione permanente dell'adulto. Se la scolta o il rover decidono di continuare a mettersi in gioco nel servizio scoutistico di capo, allora si parla di partenza. Partire significa: "Allungare il proprio sguardo su vasti territori ancora mai percorsi, immaginare un itinerario, scegliere la direzione, fissare le tappe. Significa accettare il rischio di andare verso qualcosa che non ci è noto. [...] Partire vuol dire accettare una sfida innanzitutto con sé stessi, mettersi alla prova, cercare la propria via in equilibrio sul trapezio e senza rete. [...] Partire è una sfida che lanciamo nel mondo, è il grido che ci siamo anche noi, che esistiamo e che vogliamo mettere dei segni, lasciare delle tracce, partecipare al grande gioco della vita. [...] Partire è dire sì a quelle sfide che ci fanno tremare i polsi e le ginocchia e danno alla nostra vita delle ragioni ed un sapore a cui non possiamo rinunciare" (Roberto Cociancich).
Uscita. L'altra strada a noi possibile è quella dell'uscita. Chi non si sente pronto, o comunque maturo, per assumersi le responsabilità proprie di un capo, può prediligere alla partenza l'uscita. Questa consiste in un anno di riflessione lontano dalla vita scout, in cui il rover/la scolte può valutare le proprie abilità e decidere se porle al servizio degli altri negli scout oppure in un'altra associazione. La scelta dell'uscita è molto importante, e non si deve costringere il partente a prediligere gli scout solo perché "mancano i capi". Questo modo di pensare non solo è sbagliatissimo, ma anche sminuente nei confronti del ragazzo che vedrà la vita da capo come un obbligo, non come una scelta.
Le scelte
Come nella vita, nel corso del proprio cammino scout ogni rover e scolte è chiamato a fare delle scelte, che nel clan si dividono in particolare in tre gruppi:
Scelta Politica. Intendiamo per Scelta Politica l'essere un cittadino attivo che sappia esporre le proprie idee all'interno e al servizio della società, partendo dalla realtà che ci è più vicina. Esprimere, quindi, le proprie opinioni e portarle avanti affinché la comunità attorno a noi, sia essa famiglia, amici, rione, città possa migliorare verso un comportamento attivo rivolto al bene in relazione ad una comunità più grande.
Scelta di Fede. La fede è spesso l'unico appiglio a cui reggersi quando le avversità della vita tentano di farci cadere. Infatti di fronte alle domande: "Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?" spesso non sappiamo trovare una risposta se non interpretando la parola di Dio. La preghiera è uno dei mezzi che ci mette in contatto con il Signore, unico custode dei saperi della vita. Ascoltare noi stessi significa scoprirci dentro e ascoltare Dio.
Scelta Scout. Essere scout vuol dire formarsi come uomini e donne di qualità, per essere pronti a confrontarci con il mondo fiduciosi in noi stessi. Alla base dell'essere rover/scolte ci sono i quattro punti fondamentali di Baden Powell: la Comunità, cioè il servizio per gli altri; la Concretezza, tipica dell'Abilità Manuale; l'Ottimismo che ci forma nel carattere ed il Divertimento. Guida del nostro percorso è Dio, cardine soprattutto nei momenti cruciali delle nostre scelte. Durante il cammino siamo chiamati a rispettare i nostri impegni e ci rendiamo conto che solo assieme agli altri possiamo raggiungere la nostra meta. Scegliamo la nostra direzione non in base alla distanza ma all'obiettivo finale prefissatoci. Bisogna avere il coraggio di osare, guardare nel buio ed essere noi stessi la luce che ci rischiara il cammino. Ogni scout agisce in piccolo e pensa in grande, per non allontanarsi dalla propria meta e dalle strade che ha intrapreso.
Comunità Capi
La Comunità Capi è un gruppo di adulti in servizio, costituito da tutti i capi delle altre tre branche (L/C, E/G, R/S) che hanno aderito al Patto Associativo.
La Co.Ca. lavora attraverso un progetto educativo di gruppo e di fede e la sua attività di volontariato si focalizza su alcuni punti chiave fondamentali: gratuità, impegno e responsabilità, aspetti questi che devono caratterizzare il capo e accompagnarlo durante il suo cammino.
Il capo, con la sua autorevolezza e con competenza, acquisita attraverso i Campi di Formazione, segue i ragazzi fino al momento della Partenza, cercando sempre di capire ciò che il ragazzo gli sta chiedendo.
Ingredienti per una buona Comunità Capi: tanta buona volontà, sincerità e schiettezza per confrontarsi,
sorriso e voglia di divertirsi, fantasia e senso della realtà.
|
|